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Cinema esaurito e tanta emozione per il film di Marcheselli, Dradi e Cavaciuti che rievoca un personaggio ancora amatissimo in città

 

«Nella vita si può fare a meno di tutto tranne che dell’aria da respirare», diceva l’ultimo filosofo parmigiano della strada. Per alcuni fine pensatore, per altri semplicemente matto: per tutti familiarmente «Màt Sicuri» ricordato l’altra sera al cinema Astra con la prima visione assoluta del docufilm «Màt Sicuri-l’ultimo Diogene» - con l’attore cesenate Alvaro Evangelisti e la partecipazione di Alessandro Haber – realizzato dai giornalisti Francesco Dradi, Fabrizio Marcheselli e Antonio Cavaciuti. E c’era anche una grande emozione in sala: si percepiva fortemente l’affetto del foltissimo pubblico (non un posto libero) accorso per assistere alla storia del «barbone» tanto amato, da alcuni temuto ma comunque presente nel cuore, nella curiosità e nell’immaginario dei tanti parmigiani che lo vedevano passare per le vie del centro con la sua bicicletta e i suoi tanti cartoni e giornali; i suoi occhi sorridenti sono ancora vivi nella memoria di tanti, a partire dallo scultore Zaccardi che lo ha così ben ritratto nella statua in bronzo a lui dedicata in piazzale della Macina. Ed è un lavoro girato con sentimento, cura e grande onestà per restituire alla nostra città un personaggio unico: forse l’unico clochard per scelta che decise di vivere nella sua città natale. Per questo infatti è un progetto che meriterebbe di uscire dai nostri confini: perché quella di Enzo Sicuri (1907-1988) è davvero una bella storia da raccontare. «E’ un documentario che ci restituisce un personaggio straordinario, una sorta di santo laico molto amato», esordisce il critico cinematografico Filiberto Molossi prima di intervistare gli autori sul palco, decisamente commossi per tanta partecipazione. «E’ stato un work in progress che ci ha arricchito umanamene e professionalmente», hanno detto in coro. Una domanda fra tante: perché Màt Sicuri è stato tanto amato (e da tanti anche difeso)? «La sua scelta di vita è stata capita, forse anche un po’ invidiata: è il rovescio del peso del nostro quotidiano. E in una società ossessionata dalle cose come la nostra la sua è una storia che merita di essere conosciuta», ha risposto Cavaciuti. «Uno dei nostri sponsor è Iren: lui che odiava gli spazzini che gli portavano via i cartoni – che riciclava per un piatto di minestra – ha avuto una gran bella rivincita», ha detto a sua volta con ironia Dradi, ringraziando i tanti sostenitori che hanno creduto al progetto.

«Mi piacerebbe che una parola come sicurezza, di cui si parla tanto in questi giorni, fosse solo un sostantivo che deriva da Sicuri», ha dichiarato infine con il sorriso Marcheselli. Nel corso della serata un altro Marcheselli, Tiziano (padre di Fabrizio), è stato ricordato con affetto: il giornalista aveva tanto scritto su Sicuri e del suo archivio molte foto e documenti utilizzati sono del suo archivio, tra cui la preziosa intervista che fece Giovanna Lanati con la voce originale del «Màt», con il suo marcato accento parmigiano. Preziosi frammenti di vita vissuta sotto le stelle, senza chiedere mai l’elemosina, amando l’opera (l’Otello in primis), la poesia, la pagina storica della nostra Gazzetta e una sola politica, quella della brava gente. «Uno spirito libero che ha vissuto come ha voluto senza dipendere da nessuno», come afferma Giorgio Torelli nel corto. Presenti in sala anche l’attore Alvaro Evangelisti e Mauro Coruzzi che ha contribuito con la sua voce; saluti in video di Haber che ha interpretato il mentore anarchico Danti Spaggiari. Un’applaudita storia di straordinarie follia e libertà che verrà proiettata anche oggi e domani alle 17, alla presenza degli autori: da vedere. 

 

30/03/2019

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