“La burocrazia sta bloccando molti fondi”, sottolinea Michela Allodi
Gli investimenti in opere pubbliche, seppure in calo rispetto alle stime iniziali a causa del contesto economico internazionale non favorevole, negli ultimi due anni sono aumentati circa del +4%; dato certamente positivo se si confronta con le limitate risorse degli anni precedenti.
La crescita incontrollata dei prezzi dell'energia, il rialzo dei tassi di interesse e il protrarsi della guerra in Ucraina sono le principali cause che stanno rallentando l'avvio e il completamento dei cantieri in corso.
Lo dice Michela Allodi, vicepresidente sezione Costruttori di Upi (in foto). “Tra le principali sfide da affrontare c'è l'attuazione del Pnrr entro la scadenza del 2026, nel quale giocano un ruolo importante la risoluzione di alcuni ostacoli” - prosegue Allodi -. “In Italia per la realizzazione di un'opera pubblica servono mediamente 4,4 anni. Questa tempistica si riduce a circa tre anni per le opere inferiori ai 100mila euro e arriva a quasi 16 anni per le grandi opere. I tempi medi impiegati per la realizzazione di un'opera pubblica rischiano di essere incompatibili con la scadenza del Pnrr se non verranno sciolti alcuni nodi. In questo contesto è determinante snellire le procedure, rafforzare la capacità amministrativa che governa il processo e selezionare rapidamente, ma senza scorciatoie, operatori che possano lavorare in condizioni di equilibrio economico e finanziario. Il caro materiali ha rallentato di almeno sei mesi gli investimenti in corso e l'avviamento dei nuovi cantieri. Le stazioni appaltanti hanno dovuto rivedere i progetti e aggiornare i prezzari, ma siamo convinti che questo rallentamento si deve e si può recuperare”.
"In questo contesto occorre dare attuazione agli investimenti e alle riforme, senza rimettere in discussione il Pnrr - sotto linea Allodi -. Dobbiamo portare a termine tutte le opere utili che ci servono. Relativamente al caro materiali il governo è intervenuto più volte per offrire una soluzione al problema. Con il Decreto Aiuti sono stati stanziati oltre 10 miliardi di euro e introdotti meccanismi di adeguamento dei prezzi, sia per le opere in corso di realizzazione sia per quelle da avviare. Tuttavia, le procedure previste per l'accesso ai fondi sono risultate molto complesse e stanno richiedendo tempi lunghi che si riflettono sulla realizzazione delle opere. Preoccupa il fatto che la revisione prezzi non arriva. La maggior parte delle imprese sta iniziando a ricevere con molto ritardo il ristoro a copertura dei maggiori costi sostenuti. La burocrazia sta bloccando circa 1 miliardo di euro che devono essere ancora pagati agli operatori per il caro materiali registratosi nel secondo semestre 2021 e nel 2022 causando notevoli problemi alle imprese che si sono affidate a questo strumento senza escludere il tema aperto degli interessi”. “Si è apprezzato lo sforzo del governo che ha posto le basi di un riequilibrio contrattuale - continua Allodi - rendendo obbligatoria la revisione prezzi seppur ancorata a soglie di alea e a percentuali di compensazione. li nuovo quadro normativo ridisegna il perimetro dell'adeguamento dei costi senza però entrare nel merito dell'effettivo meccanismo per attuarlo rendendo questa soluzione fragile, poco automatica e immediata. Serve maggior chiarezza per definire quell'80% di revisione indicata nell'articolo 60 e a quale quota degli extra-costi si riferisce considerando che il paniere della revisione prezzi sembra articolato su tre soli indicatori, rendendo questa soluzione con molta probabilità disallineata dalla realtà. Il nuovo codice dei contratti è entrato in vigore il 1° aprile scorso e sarà operativo fra poche settimane; in questo contesto le pubbliche amministrazioni e gli operatori economici si trovano a dover gestire un complesso regime transitorio che già all'interno del nostro territorio ha resa necessaria una stretta e proficua collaborazione tra le varie parti coinvolte".
“Gli enti territoriali devono gestire già da quest'anno il 45% dei fondi destinati a opere edi li di varia natu ra che vanno dagli interventi di messa in sicurezza ed efficientamento degli immobili pubblici, a quell i per la costruzione di nuove scuole, asili nido e scuole per l'infanzia, fino ad arrivare agli interventi per la rigenerazione urbana. - dice Allodi-. I nuovi grandi investimenti infrastruttu rali si trovano nelle fas i procedurali precedenti l'avvio dei lavori e, secondo il cronoprogramma, produrranno effetti in termini di investimenti solo a partire dal 2024. L'Ance nel le varie sedi ha rie h i e sto alcun i essenz iali correttivi al testo, per eliminare soprattutto le contraddizion i t ra i buoni principi espressi e alcune norme presenti nel Codice. Al riguardo, anzitutto, c'è un tema di mercato. Il nuovo Codice consentirà a un'ampia quota di appalti di non essere più soggetti alle regole di piena pubblicità e concorrenza; preoccupa la stabilizzazione di alcuni istituti e regole introdotte in fase emergenziale tra cui la procedura negoziata senza bando fino alla soglia comunitaria pur comprendendo la necessità di semplificare le procedure.
Le tipologie di progettazione per ridurre i tempi delle procedure portando i livelli della progettazione da tre a due: progetto, fattibilità tecnica economica e progetto esecutivo.
Si è preferito tagliare sui tempi delle procedure di gara, quando invece, com'è noto, la maggior parte dei ritardi si annida nella fase a monte della gara, in tutto quel labirinto di atti di autorizzazioni preventive rimasto pressoché intatto. Per ampliare la partecipazione degli operatori e quindi la concorrenza è necessario che gli stessi possano valutare l'offerta con le tempistiche idonee anche se la nuova norma consentirebbe tempi più brevi. Solo attraverso un forte senso di responsabilità e l'impegno di tutti gli operatori del settore, quali le amministrazioni pubbliche, le imprese e i progettisti, sarà possibile migliorare le tempistiche per aprire i cantieri e terminarli secondo le effettive scadenze e necessità della cittadinanza e del territorio.