Città in scena - Emilia Romagna modello di rigenerazione urbana

Come si costruisce la felicità? Migliorare la qualità della vita si può, grazie a modelli di trasformazione sostenibile del territorio: parola di «Città in Scena», festival diffuso della rigenerazione urbana, ieri all’auditorium Carlo Mattioli al Palazzo del Governatore.

L’iniziativa, promossa da Ance, associazione Mecenate 90 e Cidac, con il patrocinio di In/Arch, ha messo in luce iniziative di rigenerazione urbana lungo tutta la penisola, raccontando la progettualità italiana, con l’Emilia-Romagna come fiore all’occhiello.

Undici gli interventi pubblici e privati regionali che ridanno vita alle città, dai centri storici alle periferie, trasformando edifici pubblici, privati ed ex aree industriali dismesse.

Turismo, servizi assistenziali, scuole e studentati, incubatori di impresa e progetti di adattamento climatico: dove c’era degrado nascono opportunità a servizio dei cittadini. Le prospettive future per città e territori fanno i conti con l’arrivo dei nuovi strumenti del Piano casa, alla fine di un Pnrr che ha dato impulso alla dinamicità degli enti locali.

Per Parma sono stati presentati gli interventi di Cittadella del benessere, a Vigheffio, il recupero delle Officine ex Manzini, Palazzo Parma, già Palazzo dell’Agricoltore, che su progetto del giapponese Kengo Kuma punta su un’architettura naturale e armoniosa con l’ambiente.

«Città in Scena», moderato da Aldo Tagliaferro, vice capo redattore della Gazzetta di Parma, ha accolto l’incipit di Chiara Vernizzi e Francesco De Vanna, rispettivamente assessori alla rigenerazione urbana e ai lavori pubblici, rinnovando «l’impegno a promuovere politiche urbane capaci di coniugare tutela del patrimonio, sviluppo e inclusione, nella convinzione che la rigenerazione sia uno strumento fondamentale per migliorare la qualità della vita».

Il presidente di Ance Parma, Carlo Bucci, ha sottolineato che «rigenerare non significa solo costruire ma vuol essere attenzione al territorio». Grande attenzione, da parte del presidente dell’Unione Parmense degli Industriali, Gabriele Buia, «alle crisi sociali amplificate dal contesto internazionale, cui dobbiamo rispondere rapidamente e con decisione».

«Tra le più urgenti risposte da dare — così Buia — c’è quella alla crisi abitativa: le risorse ci sono, ma sarà decisiva la capacità di trasformarle in interventi concreti e strutturali. Lo sviluppo di una città passa dalla collaborazione tra pubblico e privato e non può realizzarsi attraverso singoli interventi: serve un piano complessivo di rigenerazione urbana, sostenuto da una legge nazionale».

Poi, testimonianze di città in trasformazione: da Massimiliano Casavecchia, vicepresidente In/Arch sezione Emilia-Romagna, l’input a una «strategia che porti a ridare forma alle città, creando una cintura verde come limite tra attività antropica e natura», mentre per Dario Costi, docente all’Università di Parma, la soluzione parte da una «green way intesa come rinaturazione, per cucire gli spazi pubblici attraverso aree verdi accessibili alle persone».

Grazie alla collaborazione con il Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, entusiasmante il racconto fatto da Philippe Brunella, assessore alla Cultura e al Patrimonio ed ex soprintendente al patrimonio della francese Metz, di come la città sia rinata, dopo la crisi degli anni Cinquanta, con la costruzione di strutture strategiche quali Technopôle e Centre Pompidou.

Sessione del pomeriggio introdotta dal presidente Ance Emilia-Romagna, Maurizio Croci: «La rigenerazione urbana è oggi la vera sfida dell’Emilia-Romagna per dare risposta al bisogno crescente di abitazioni, servizi e spazi per le comunità. In questo quadro gli Accordi Operativi rappresentano uno strumento fondamentale, introducendo un modello di urbanistica dialogata tra pubblico e privato. Per funzionare davvero, però, servono regole chiare, tempi certi e strumenti operativi concreti. Anche il tema dell’edilizia residenziale sociale va affrontato in questa logica: quote rigide e uniformi definite a monte rischiano di bloccare gli interventi, perché ogni progetto di rigenerazione ha un proprio equilibrio economico».

Da Irene Priolo, assessora all’ambiente, programmazione territoriale, mobilità e trasporti, infrastrutture della Regione, l’alert sulla necessità «di una normativa mirata a livello regionale», lodando Città in Scena per la «capacità di far dialogare pubblico e privato».

Ancora sfide della rigenerazione urbana nei contributi di Stefano Betti, vicepresidente Ance e presidente Ance Emilia area Centro, e Giuseppe De Luca, professore di Urbanistica, Dipartimento di Architettura, Università di Firenze.

«Le città oggi — così Betti — devono essere dinamiche e potersi trasformare per rispondere alle nuove esigenze dei cittadini. Ci auguriamo di poter finalmente arrivare, dopo 77 tentativi falliti, a una legge unitaria sulla rigenerazione urbana che dia certezze e premi il coraggio di pubblica amministrazione e imprese».

Le conclusioni dei lavori della tappa sono state affidate alla presidente Ance, Federica Brancaccio, e al segretario generale di Mecenate 90, Ledo Prato.

«Anche grazie all’esperienza del Pnrr, oggi mondo produttivo e pubblica amministrazione — dall’intervento di Federica Brancaccio — parlano la stessa lingua. Sulla rigenerazione urbana però è necessario uno sforzo di semplificazione della governance e delle regole, altrimenti sarà molto difficile riuscire a dare risposte adeguate a un Paese con un territorio fragile e a rischio come il nostro».

«Crediamo che i progetti messi in campo da amministrazioni pubbliche e imprese — la chiosa di Ledo Prato — siano fondamentali per capire i processi di trasformazione urbana che avvengono nel Paese. Quindi non è sufficiente una discussione astratta sulla rigenerazione urbana, ma individuare linee di tendenza attraverso le quali le nostre città, in continua trasformazione, si stanno muovendo, in modo da poter intervenire e modificare. Nelle città tutti aspirano a vivere meglio ed essere felici».

Claudia Olimpia Rossi

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