Codice degli appalti, una novità tra luce e ombre

Esperti a confronto sulle novità normative e i risvolti per il settore

Michela Allodi: «Legge migliorabile. A partire dall’istituto del subappalto»

 

Il nuovo Codice degli appalti può rappresentare un’opportunità per il settore delle costruzioni in termini di semplificazione, trasparenza e legalità, nonostante le criticità contenute nel dispositivo analizzato dagli esperti.

«Sul piano normativo la riforma del codice deve essere lo strumento necessario per imprimere una svolta in termini di semplificazione, trasparenza, qualità e tutela della concorrenza. Ma questo codice può divenire veramente un tale strumento?» si chiede Michela Allodi, vicepresidente della sezione Costruttori edili dell’Unione parmense degli industriali, durante il convegno intitolato «Il nuovo Codice degli appalti», organizzato ieri mattina a Palazzo Soragna.

«Molti i dubbi e le perplessità, anche se solo con l’applicazione si potrà valutare la reale portata dell’articolato», prosegue la Allodi, per poi elencare i punti in cui la legge sarebbe ancora migliorabile, come l’istituto del subappalto o la necessità di «meglio determinare le regole per il ricorso alla procedura negoziata senza bando per gli appalti sotto il milione di euro, per evitare eccessiva discrezionalità».

Non poteva mancare un appunto al fatto che il nuovo codice è entrato immediatamente in vigore, senza la previsione di un periodo transitorio.

«L’assenza di un adeguato periodo di studio del nuovo testo da parte degli operatori è stato stigmatizzato anche dal Consiglio di Stato, e costituirà – prosegue Michela Allodi – comprensibilmente, l’elemento di maggiore criticità nel breve periodo per l’applicazione della riforma. L’effetto indotto sarà, molto probabilmente, oltre che di generale disorientamento per gli operatori, quello di alimentare inevitabilmente delle proroghe tecniche delle more della revisione degli atti di gara per allinearli alle nuove normative».

Ma come è stato fatto notare da Francesca Ottavi, direttrice dell’area legislazione delle opere pubbliche dell’Ance, il nuovo codice recepisce le indicazioni di cui si è fatta portavoce la stessa Ance, in materia di applicazione del contratto collettivo al personale impiegato negli appalti di lavori e nelle concessioni.

«Come richiesto dall’Ance è stato specificato – spiega Ottavi – il richiamo al contratto collettivo nazionale e territoriale stipulato dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative, e il cui ambito di applicazione è strettamente connesso con l’attività, oggetto dell’appalto o della concessione, svolta dall’impresa anche in maniera prevalente». In altre parole, il nuovo contratto intende eliminare quei fenomeni di concorrenza sleale che si creano quando vengono applicati contratti collettivi differenti da quello dell’edilizia, in quanto ritenuti meno onerosi per le imprese. Edoardo Bianchi, vicepresidente Opere pubbliche di Ance, non lesina critiche al provvedimento.

«Questa riforma ha luci, poche, e ombre, tante, perché nel breve periodo assisteremo ad un blocco della spesa pubblica, nonostante l’allentamento del Patto di stabilità che permetterebbe agli enti locali di avere più soldi a disposizione per effettuare investimenti». Le criticità però non inficiano l’intero impianto normativo.

«Questa è un’occasione che non può essere persa, perché anche per i punti oscuri c’è un margine di miglioramento». A tal proposito, Bianchi afferma: «E’ positivo il fatto che oltre agli indici quantitativi, si parli anche di indici reputazionali. E’ giusto che le imprese vengano valutate anche per la qualità della loro storia».

Fra gli interventi dal pubblico, si registra quello di carattere più «politico» di Michele Alinovi, assessore comunale all’Urbanistica e ai Lavori pubblici: «Manca un periodo transitorio per l’entrata in vigore del nuovo codice. In più, la complessità della norma, che manca di linee guida per la sua applicazione, potrebbe portare a procedure di gara per l’assegnazione degli appalti più farraginose, e ad un potenziale blocco degli investimenti. Questa sarebbe una zavorra insostenibile per le pubbliche amministrazioni». 

 

11/05/2016

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