Tecnopolo, inaugurata la casa della ricerca applicata

Taglio del nastro al Campus. Ospiterà tre centri interdipartimentali

Bonaccini: «Esempio di innovazione economica, sociale e tecnologica»

Borghi: «Un altro passo verso la nuova Università che vogliamo»

Si chiama Tecnopolo ed è il cuore pulsante della ricerca targata Parma. La struttura – che sorge al Campus di via Langhirano – è stata inaugurata ieri mattina e ospita già alcuni centri di ricerca nel campo agroalimentare, della farmaceutica, delle biotecnologie e dell’energia, oltre a laboratori di aziende partner dell’Ateneo. L’opera – realizzata dalla ditta di costruzioni Allodi – è costata circa 6,9 milioni di euro: 4,8 milioni finanziati dalla Regione tramite fondi Fesr (Fondo europeo sviluppo regionale) e circa 2 milioni dall’Università. Diviso su tre piani, per una superficie interna complessiva di circa 3800 metri quadri, il Tecnopolo è una «vetrina» della ricerca industriale, uno spazio in cui sviluppare l’economia della conoscenza e coniugare il rapporto tra Ateneo e mondo delle imprese. Svariati i progetti di ricerca portati avanti dai cosiddetti centri interdipartimentali (che coinvolgono più dipartimenti universitari) legati al Tecnopolo.

Si va dal risparmio idrico in agricoltura all’individuazione di nuove varietà di frumento per prevenire la celiachia. Da innovative tipologie di macchine alimentari allo studio di nuovi medicinali in polvere. Dalla creazione di nuovi sistemi di riscaldamento alla refrigerazione magnetica, oltre al recupero di energia dalle biomasse provenienti dagli alvei fluviali.

«Il Tecnopolo – ha esordito il rettore Loris Borghi – rappresenta un tassello fondamentale per la realizzazione della strategia Mastercampus, il “piano regolatore” dell’Ateneo, pensato per rendere il Campus un vero e proprio parco scientifico tecnologico».

A pochi metri dal Tecnopolo sorgerà uno spazio che ospiterà al suo interno oltre trenta aziende. «L’obiettivo – ha proseguito Borghi – è quello di creare un’alleanza tra Università e mondo del lavoro, rendendo il Campus un polo di sviluppo e innovazione cruciale per il territorio».

Presente al taglio del nastro Stefano Bonaccini, presidente della Regione. «Parma ha tante eccellenze – ha dichiarato – ma non può fermarsi a guardare la punta delle proprie scarpe come è accaduto in passato. È fondamentale che allarghi il suo sguardo e comprenda che le sue peculiarità possano essere messe a sistema con gli altri territori».

Bonaccini si è quindi soffermato sul valore dei Tecnopoli. «Questo Tecnopolo – ha affermato – è l’esempio di quella innovazione economica, sociale e tecnologica che vogliamo identifichi il nostro territorio a livello internazionale». «Il caso di enorme successo di VisLab – ha aggiunto – dimostra come il nostro territorio sia in grado di competere nel mercato globale. Bisogna quindi insistere in questa relazione virtuosa tra Università, ricerca, rete regionale dell’Alta tecnologia, start up e mondo delle imprese».

Il sindaco Federico Pizzarotti ha sottolineato come Parma stia «correndo molto, anche rispetto ad altri territori». «Se l’Emilia Romagna è un traino per l’Italia – ha rimarcato – Parma lo è per la regione».

Il pro rettore a Edilizia, infrastrutture e insediamento urbano Carlo Quintelli ha infine definito il Tecnopolo un «luogo cerniera tra laboratori dei dipartimenti e centri di ricerca». «Per non occupare suolo agricolo – ha concluso – abbiamo spostato di 300 metri l’edificio rispetto al progetto originario».

Alla cerimonia del nastro e alla successiva benedizione del cappellano Don Umberto Cocconi, erano presenti tra gli altri il senatore Giorgio Pagliari, l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli e Cesare Azzali, direttore dell’Unione Parmense degli Industriali. 

 

11/10/2016

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